PROGETTO "EL PORTON"
Quando il mondo ne risente seriamente il problema del cambio climatico, ENDESA di Spagna d’accordo con il governo cileno di Bachelet, progettano la costruzione di una diga sul bacino argentino-cileno del fiume Puelo nella Provincia di Chubut, (Repubblica Argentina), che sbocca sull’Oceano Pacifico (territorio cileno), nella Patagonia Andina.
Si prevede costruire la diga, che concentrerebbe milioni di tonnellate d’acqua, su di una faglia geologica. Questa struttura provocherebbe pericolosi effetti, modificando e distruggendo l’ecosistema della regione, quali le piene nei Laghi Manso Inferior e Puelo, l’allagamento di circa 6000 ha. di bosco vergine e di lariceti millenari, l’estinzione della fauna autoctona, inondazioni su territorio cileno, e l’accelerazione del cambio climatico nella Patagonia, Patrimonio dell’Umanità, uno degli ultimi oasi naturali del Pianeta.
Per proteggere l’habitat è necessario respingere espressamente la costruzione di questa diga di sbarramento, che tralascia le convenzioni vigenti tra l’Argentina ed il Cile. Sui fiumi territoriali di sovranità condivisa tra queste nazioni esistono già cinque dighe.
Questo progetto non rappresenta soltanto la minaccia di un disastro ecologico con conseguenze irreparabili, ma anche l’evidente corruzione esistente nel governo che permette l’esecuzione di questo piano, violando i diritti umani. Le comunità dell’Argentina e del Cile devono unirsi per far fronte a questo scempio.
La Commissione Mondiale su Dighe (WCD) ha elaborato un rapporto sull’impatto negativo di queste costruzioni nel quale si disgiungono:
- Costi sociali; tra 40 e 80 milioni di persone sono state trasferite. Le popolazioni indigene e le donne sono state le più danneggiate. Lo spostamento ha originato problemi economici importanti, la disintegrazione delle comunità e un aumento dei problemi di salute fisica e mentale.
- Costi sull’ecosistema; estinzione di specie, distruzione di boschi, di zone umide e di terreni agricoli. Cerca del 60% dei grandi fiumi del mondo sono stati frazionati dalle dighe, originando “la perdita della biodiversità acquatica, delle peschiere seguendo la corrente e contro corrente e dei servizi delle pianure allagabili; la distruzione delle zone umide e degli ecosistemi costieri, degli estuari e delle zone marine contro corrente”. Questi costi sono stati ignorati e sono falliti gli sforzi per mitigare l’impatto ambientale.
- Costi climatici; le dighe emettono gas d’effetto serra, fattori importanti nel cambiamento climatico, per la putrefazione delle piante e dei terreni allagati. La WCD considera che tra l’1 ed il 28% delle emissioni mondiali di questi gas sono generate dalle acque ferme.
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